Chi siamo

L'Associazione Liberarsi onlus nasce a Firenze nel 2009 con persone detenute e non, alcune delle quali avevano svolto attività di volontariato nelle carceri toscane.

I temi centrali trattati sono:

il superamento del carcere; l'abolizione dell'ergastolo nelle sue varie forme;

il superamento della carcerazione differenziata, basata sulla tortura (sezioni 41 bis e alta sicurezza, ecc.)

 

"Per svolgere questo impegno di informazione vengono utilizzati i seguenti strumenti":

-il periodico "Mai dire mai";

-la collana di libri "L'evasione possibile”, sono stati pubblicati;

1) Sandro Franciosi, È solo un passaggio;

2) Giovanni Farina, Aspettando il 9999;

3) Salvatore Ritorto, Il prigioniero libero;

4) Francesco Maccarrone, Chiarestelle;

5) Pasquale De Feo, Le Cayenne italiane

6) Antonino Navarria, Il traguardo che mi sfugge;

7) Giovanni Farina, Sogni lucenti tra mura bianche di cemento;

8) Alessio Attanasio, L'inferno dei regimi differenziati (41-bis, aree riservate, 14-bis, AS) "Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate;

9) Liberiamoci dalla necessità del carcere: atti del Convegno promosso dall'associazione "Liberarsi" Firenze, Biblioteca oblate 25 febbraio2016.

10) Carmelo Musumeci- Daniel Monni, Illuminato Fichera. La libertà nell’era del carcere.

 

-Il fondo librario "Bruno Borghi" presso la BiblioteCaNova dell'lsolotto; – Firenze;

collegate al fondo librario le biblioteche nelle carceri di Firenze (Sollicciano maschile e femminile e Circondariale "Mario Gozzini");

-Il sito www.lavocedegliergastolani.it;

-corrispondenza con detenuti/e;

-intervento con il servizio mail nel carcere di Prato;

-convegni, dibattiti, interventi nelle scuole, corsi di formazione. 

Per questi progetti si impegnano i volontari e i detenuti volontari dell'associazione e alcuni detenuti usciti in misure alternative con borse lavoro. 

L'associazione cerca di agevolare percorsi di studio di detenuti ergastolani o nelle sezioni del 41 bis e alta sorveglianza. 

L'impegno è reso anche possibile da un progetto approvato dalla Tavola Valdese con i fondi dell'ottopermille. 

La nostra associazione ha bisogno di nuove volontarie e di nuovi volontari, sia dentro che fuori dalle carceri, e per questo chiede a tutti le/gli interessate/i di scrivere e di mettersi in contatto con noi, sia per dare una mano ai progetti già esistenti sia per suggerirne e crearne altri.

 Grazie! 

Daniel Monni e Carmelo Musumeci

Daniel Monni nasce il 7 settembre 1991 a Fivizzano e si laurea, in data 20 aprile 2017, in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa con una tesi in diritto penitenziario dal titolo: “L’istintualità del diritto penale: dalla vendetta al carcere (post fata resurgam?)”. Consegue con tale tesi la votazione di 110 su 110 con Lode e riceve l’encomio della commissione. Studioso ed appassionato di diritto penale e, in particolare, della fase esecutiva della pena scrive articoli sul carcere e partecipa a convegni sul tema.

Carmelo Musumeci è nato nel 1955 in Sicilia. Condannato all’ergastolo, è ora in liberazione condizionale presso una Casa Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi.

Entrato in carcere nel 1991 con licenza elementare, oggi ha 3 Lauree. Dal 1992 al 1997, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis, riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 consegue la prima Laurea in Scienze Giuridiche, con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”, relatore Prof. Emilio Santoro.

Nel Maggio 2011 si è laureato in Giurisprudenza all’Università di Perugia, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti.

Il 16 Giugno 2016 si è laureato in Filosofia, con votazione 110 e lode, presso l'Università degli Studi di Padova, discutendo la tesi “Biografie devianti” relatrice Prof.ssa Francesca Vianello.

Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo.

Nel 2007 ha conosciuto don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto con la Comunità Papa Giovanni XXIII.

Nel sito che porta il suo nome www.carmelomusumeci.com sono state raccolte oltre 30.000 Firme contro contro l’ergastolo.

Perchè questo sito

che mettono in movimento i cicli vitali dell’esistenza e della trasformazione vengono annullate per mancanza di dinamicità. È vero, galera vuole dire chiuso, ristretto, legato, bloccato. A noi non interessa sapere perché un uomo è in galera, ci interessa il perché della galera, della sua esistenza come strumento d’isolamento degli uomini dagli altri uomini, come strumento di spersonalizzazione, di perdita di identità. Ecco il perché di questo spazio che chiameremo “La voce degli ergastolani”: un ambiente che dovrebbe, come una lima, segare le sbarre delle loro celle.

 Daremo soprattutto spazio e voce alle persone condannate alla pena perpetua per farvi sapere come vivono e cosa pensano e per dare un senso alla loro vita poiché riteniamo che una vita senza senso non meriti di essere vissuta. La società civile spesso ignora gli ergastolani...forse anche perché i media non offrono notizie reali delle loro condizioni. Da qui l’idea di realizzare un sito che consenta di portare all’esterno i pensieri, le emozioni, le capacità degli ergastolani e dei detenuti ma soprattutto che possa dare voce a chi una voce non ce l'ha.

 Vogliamo dare fiato a chi “vive” il carcere per aiutare quelle persone a trasformare il buio delle loro celle in luoghi di speranza e luce.

 Come dicevamo daremo spazio soprattutto ai detenuti condannati all'ergastolo, al "fine pena mai", o, se preferite, al "fine pena 9999", come è scritto sui loro certificati di detenzione (quindi usciranno tra 7981 anni...!?).

 Perché riteniamo illegittimo l'ergastolo? Perché l'art. 27 comma terzo della Cost. dichiara "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato" e ci chiediamo: che senso ha la rieducazione di un detenuto che non uscirà mai!?

 Perché non dargli una speranza? Ecco! Noi vogliamo dargli, più modestamente, un po' di voce.